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don Giuseppe Radole

Giulio Zacchino tergestino

da La civica cappella di San Giusto. 450 anni di musica a Trieste, Trieste 1989, pp. 19-23.

 

Di questo compositore si ignorano a tutt'oggi la data di nascita e di morte. Dai frontespizî e dalle dediche delle sue opere si apprende che nel 1572 era organista a san Giorgio di Venezia, dove fioriva una cappella musicale di alto livello. A Venezia egli fu certamente in contatto con il Tintoretto, perché fu ammesso all'istruzione musicale della figlia del grande pittore, Marietta Robusti. Nel 1573, e precisamente dall'11 marzo, lo troviamo a Trieste, stipendiato dal Comune, come organista in San Giusto.

La sua permanenza probabilmente non durò più di un anno, a causa dell'improvvisa morte del suo protettore, il vescovo di Trieste Andrea Rapicio, occorsa il 21 dicembre 1573. La supposizione è tanto più valida in quanto nel 1574 e 75 il posto di organista risulta vacante, per non dire del tentativo non riuscito dello Zacchino di essere assunto come organista nel duomo di Sacile, come risulta da un documento del 17 febbraio 1575(1).

Il nostro risulta però attivo anche come organaro: gli uomini del Rinascimento avevano sempre molteplici interessi. Ed in veste di organaro lo troviamo nel 1569 a Capodistria per riparazioni ed accordatura dell'organo del duomo, assieme a tale Massimiliano da Udine; nel 1570 al Santo di Padova ripara il nuovo organo, assieme a Emiliano Zacchino quondam m(esse)r Hier(omy)mi Trouandis abitante a Venezia in confine S. Maria Formosa. Nel 1572 stipula un accordo per rifare l'organo vecchio del Santo, per 100 scudi. Nel 1580 va ad Innsbruck, ma il 4 ottobre si lamenta con l'arciduca Ferdinando sull'operato del personale di corte che lo costrinse a sonare su una spinetta scordata e su un regale non migliore. Un'esperienza negativa insomma, se si aggiunge che per l'omaggio all'arciduca dei suoi mottetti, fatti trascrivere in bella scrittura, non si ebbe nemmeno il rimborso delle spese sostenute(2).

Due sono le sue opere a stampa che ci sono pervenute:

- Iulii Zacchini diui Georgii maioris organistae motecta quatuor uocum nouiter in lucem edita, Venetiis, apud filios Antonii Gardani, 1572.

L'opera è dedicata a Carlo arciduca d'Austria, di cui Andrea Rapicio fu segretario, e dove il mottetto Domine exercituum è scritto in lode delle virtù militari dello stesso arciduca. Dalla lettera dedicatoria però apprendiamo che a tirar fuori dal cassetto i mottetti (quos domi compressos continebam) e a pubblicarli sia stato spinto dal questore di Trieste Antonio Marenzi, suo cugino (amitinus) e amico fraterno, questore imperiale a Trieste e servitore dell'Austria fin dalla adolescenza. Se le affermazioni contenute in questa dedica, che lo imparentano alla nobile famiglia triestina dei Marenzi, non fossero sufficienti a provare la nascita dello Zacchino nella città giuliana, ecco che nell'ultima pagina della parte del basso di questi mottetti, pur abitando a Venezia, si dice triestino: Iulius Zacchinus Tergestinus. La raccolta contiene 29 mottetti a 4 voci, che, pur essendo il primo frutto del suo ingegno musicale (has ingenii mei primitias), si raccomandano per la loro brevità e per la buona fattura contrappuntistica e formale.

Crediamo opportuno riportare integralmente la lettera dedicatoria e la tavola dei mottetti:

Inuictissimo Carolo Austriae archiduci, Burgundiae duci et Stiriae, Carinthiae, Carniolae et Vittembergae, et comiti Tiroli et Goritiae, d(omino) suo clementiss(imo).

Antonius Marentius, amitinus frater meus, idem tuus, illustrissime princeps, Tergesti quaestor, qui iam inde ab adolescentia Austriam sacrosanctam atque Augustam domum summa fide et obseruantia quanta maxima coluit, mihi auctor fuit, ut sub illustrissimi tui nominis tamquam unius omnium liberalissimi Maecenatis et patroni tutela, hi qualescumque sunt modi, quos domi compressos continebam, ederentur. Id uero mihi coniunctissimi hominis consilium non ob id modo probatum fuit, quod principi uiro, qui eximius omnium nobilissimarum scientiarum atque artium cultor est et fautor, labores nostros dicaremus, sed quod sub illius etiam nomine lucubrationes nostrae emitterentur, cui in terris homines cultum, quem clientes suo domino tenentur, diis proximum debent. Quamobrem tu quidem nunc, princeps illustrissime, has ingenii mei primitias hilari fronte accipies, futurum sperans, ut maiora propediem monumenta dicaturi simus, si haec qualiacumque sunt tibi grata atque accepta fuisse intellegemus. Vale, Musarum columen et decus. Venetiis, kal(endis) Iunii 1572. Humiliss(imus) seruus Iulius Zacchinus Tergestinus.

Index motectorum. Aue sanctissima 2; Aue uirgo gratiosa 3; Adaperiat Dominus 4; Accingimini et estote 27; Cara deum suboles 1; Congregati sunt 14; Domine exercituum 10; Dicebat intra se 15; Domine mi rex 21; Aedificauit me 25; Formauit igitur 23; Facile est concludi 26; Ipsi ueniunt 11; Innoua signa 29; Lugebat autem 17; Magna enim sunt 9; Miserere 28; Nos alium deum 7; Peccaui super numerum 18; Quoniam iniquitatem 19; Spem in alium 6; Sancta in manu 13; Stans a longe 16; Tua est potentia 5; Tu, Domine 22; Verbum iniquum 8; Vae mihi 12; Venit Michaël 20; Vidi Dominum 24.

- La seconda opera a stampa è un libro di madrigali, di cui l'unico esemplare conservato alla Biblioteca Marciana di Venezia è incompleto, mancando la parte dell'alto.

Di Iulio Zacchino il primo libro de madrigali a quatro voci nuovamente composti et dati in luce in Venetia apresso li figlioli di Antonio Gardano 1573.

L'opera, dedicata al vescovo Rapicio, porta la data 15 gennaio 1573 (more Veneto, quindi 1574) e contiene 30 madrigali, che videro la luce quando il dedicatario non c'era più.

Anche di quest'opera diamo il testo della lettera dedicatoria, che purtroppo non contiene alcun elemento biografico, ma soltanto la segnalazione che il vescovo era un buon intenditore di musica. Non ci è possibile dire se qualcuno dei testi musicati sia frutto del talento poetico del Rapicio, il che non è forse da escludere.

All'illustriss(imo) et reverendiss(imo) mons(ignore) Andrea Rapicio, vescovo e conte di Trieste, consigliero di s(ua) cesarea maestà e del serenissimo principe Carlo, arciduca d'Austria, signor mio osservandiss(imo).

Essendomi risoluto di mandar in luce queste mie poche fatiche, con molte mie veglie e fatiche fatte, ho giudicato convenirsi all'affettione e servitù mia ch'io tengo verso v(ostra) ill(ustrissima) e r(everendissima) s(ignoria) manifestare al mondo quanto io desideri conservarmi in gratia sua e gradir una volta con uno ancor che picciol dono un mio patrone. E quantunque io sappia che a voi si converrebbe maggior cosa e di più alta professione, come sarìa di qualche bella et elevata scienza, nondimeno, per esser io certissimo, quanto v(ostra) s(ignoria) r(everendissima) vaglia ancor nella musica, ch'è pure una delle liberali, e quanto ella se ne diletti, non ho giudicato sconvenirsi alla profession mia et al suo diletto farle dono di questi madrigali, non più né accompagnati né separati l'un da l'altro, veduti in luce. Accetti dunque v(ostra) r(everendissima) s(ignoria) il tenue dono che vien da un tenue ma molto affetionatiss(imo) suo servitor, promettendosi che molto più farebbe, se più si distendessero le forze sue; e con questa inchinandomi humilmente la prego a tener memoria di me, se a servirsi di quella poca virtù che mi ha dato Dio, secondo che le tornerà comodo, e le bacio la sacra mano. Di Venetia il 15 di genaro 1573. D(ominationis) u(estrae) illustriss(imae) et reuerendiss(imae) s(ervo) affetionatiss(imo) Iulio Zacchino.

Tavola delli madrigali numero 30. Ameni colli 11; A che ferirmi 12; Amor, io parlo 27; Amor, se mai 29; Cor mio 15, Chi vol veder 17; Com'havrà vit'amor 28; Di rami in rami 8; Deh s'io potess'amore 16; Deh non mostrat'amore 18; Deh morte tarda 23; Donna, s'io piango 26; Et per virtù 2; Felice l'alma 10; Godete, donna, homai 25; Laura soave 1; Laura gentil 2; Ma voi strade 3; Occhî piangete 7; O dolce servitù 9; Piangete, occhi dolenti 13; Poss'io morir 19; Quell'ardente desir 20; Quanto più miro 24; Se voi vedeste 4; Se la vostra gentil 5; Se la spietata morte 22; Sgombrate pensier 25; Vergine santa 6; Viva fiamma d'amor 7.

 

Risulta infine perduta una raccolta di Villotte a 3 voci, che figura in un catalogo di Angelo Gardano, pubblicato nel 1591.

E dello Zacchino non sappiamo altro.

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Opere di Giulio Zacchino ignote a don Giuseppe Radole:

 

- Liber secundus ... motectorum quatuor vocum, nunc tandem in lucem prodeuntium, Venezia, Giacomo Vincenti & Ricciardo Amadino, 1584

1 F. Metz, Michiel Comis…, in «Livenza» n. 1 (1975), p. 19; G. Radole, Musicisti a Trieste sul finire del Cinquecento e nei primi del Seicento, in «Archeografo triestino» s. IV, XXII (1959), pp. 133-161.

2 Cfr. G. Radole, L'arte organaria in Istria, in «L'organo» VI (1968), p. 171, edito anche come volume separato, Bologna 1969 (Biblioteca di cultura organaria e organistica, II), p. 144.